L’eredità del Coronavirus

Ad acque più calme, in quello che sembra un clima di ripresa, è legittimo chiedersi che cosa ci rimarrà di questa pandemia. Se abbiamo imparato qualcosa, se, in qualche modo, potremo fare meglio in futuro. Quale sarà, insomma, l’eredità del Coronavirus.

Sebastiano Maffettone nel libro “Il Quarto Shock“ paragona il trauma subìto dall’uomo durante la recente quarantena a quello subìto con la rivoluzione copernicana. Sarà la filosofica voglia di paragoni ma non posso che concordare. Da inguaribile ottimista, voglio pensare che questo trauma sia volto a un miglioramento globale della consapevolezza del nostro ruolo su questa terra.
Ciò che mi piacerebbe risulti dopo questo periodo riguarda l’associazione tra inquinamento e incidenza di letalità del virus. L’umanità deve ricordare che nelle aree di maggior inquinamento da polveri sottili la mortalità è stata maggiore. Da questa osservazione dovremmo tutti concordare che il futuro necessiti una netta diminuzione delle emissioni tossiche aziendali e una riduzione degli allevamenti intensivi.

In secondo luogo, non può mancare una considerazione sul ruolo della salute pubblica e sulla sua organizzazione. Purtroppo, abbiamo tutti osservato una grave carenza di personale medico e paramedico nei nostri ospedali, frutto di politiche caotiche e completamente prive di lungimiranza.

Per questo sono arrivata a chiedermi anche io quale sarà l’eredità del Coronavirus. Che cosa vorrei che avessimo imparato?

Illustrazione di Milo Manara di un medico e del Coronavirus
Illustrazione di Milo Manara di un medico e del Coronavirus

Sogno un futuro gestito da politici che arrivino al ruolo più importante per una società dopo un percorso formativo indiscusso; una classe politica che abbia studiato e ristudiato cosa significa gestire miliardi per il bene della società; una classe di manager aziendali etici nei confronti dell’ambiente (nel nostro piccolo, ne abbiamo parlato anche noi) e, soprattutto, della forza lavoro fatta di donne e di uomini che devono avere una vita socialmente e culturalmente soddisfacente e che devono poter coordinare il tempo lavorativo con il tempo personale e familiare senza temere di perdere il lavoro.

Da ultimo, sogno i miei colleghi medici più sereni nel curare le persone senza essere oppressi da burocrazie e limiti applicativi dettati da politici che non sempre sanno interpretare i segni e i sintomi delle malattie (che possono essere molto diversi nei diversi individui!). La medicina deve diventare più personalizzata e meno protocollata, nei limiti delle evidenze scientifiche. Da tutto ciò che i medici, i virologi e gli epidemiologi ci hanno raccontato negli ultimi mesi ho di certo confermato l’importanza della medicina sistemica perché la Nostra complessità, che è in stretta relazione con la complessità del cosmo, influenza la nostra risposta agli agenti esterni delle malattie, in questo caso a un piccolo virus.

Non possiamo dimenticarci che la prevenzione delle malattie o il modo in cui rispondiamo ai farmaci e ai trattamenti è in ognuno di noi singolare e basato in primis sull’equilibrio del nostro terreno interiore e delle nostre energie. Auguro a tutti gli italiani un’estate in salute e una buona ripresa di attività con però qualche cambiamento rispetto a prima di questa quarantena, che non tutto sia stato inutile! Amiamoci e amiamo il nostro territorio.

 

Dottoressa Simona Nava